Turchia / Istanbul, Bisanzio, Costantinopoli

Istanbul è città che per migliaia di anni ha avuto il ruolo di punto focale nel mondo, generando ponti culturali, movimenti sociali, politici e religiosi, definendo e mitizzando il concetto di confine e unione tra Oriente e Occidente.
Dei suoi momenti di luce rimangono quelle testimonianze storiche ed artistiche, indubbiamente affascinanti e carismatiche, purtroppo oggi fagocitate dal caos generato dai milioni di individui che vivono uno spazio urbano in estensione e comunque ormai quasi al collasso.
Su tutto questo vorticoso e convulso movimento, storico e contemporaneo, emerge lampante a Istanbul una presenza assolutamente unica, che solo qui si può percepire palesemente e in modo trionfale: il dominio della luce.

Gli antichi lo avevo intuito.
Il rapporto tra mare e cielo, la sinuosa fusione di terre ed acque, i bagliori della sacralità dei mosaici bizantini o delle roteanti cupole delle moschee, simili a tuniche di dervisci danzanti, i continui e mutevoli cambiamenti delle prospettive, che portano con sé i mutamenti, sempre vivaci, delle tonalità di luce, i controluce e le sovrapposizioni cromatiche di paesaggi e architetture, gli orizzonti umani, monumentali e naturali, riecheggiano in questo centro del mondo che fu, che è e che si propone di esserlo ancora anche in futuro.
Il caos, con cui sembra abbia cercato di raccontare e rendere percepibile questo splendido dominio della luce di Istanbul non è senza criteri. Tutt’altro, ho cercato di far vivere al “visitatore” l’esplosione incontenibile, estesa e generata in ogni dove, che la città dona.

Il frenetico passaggio da un luogo all’altro contiene in sé, sempre, il germe della luce e il suo potere costruttivo, di forme, linee, volumi, pensieri e respiri.

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