Cuba / possibili iconoclastie

Tutto, o quasi, è fermo al 1959,  quando gli sviluppi e gli esiti della rivoluzione castrista rimisero in discussione i rapporti con i vicini Stati Uniti e il processo di crescita di una nazione che fino a quel giorno era tra le meglio sviluppate del continente americano.
Quella cristallizzazione temporale che ormai dura da quasi sessant’anni è innegabilmente fascino e sofferenza di Cuba. Fascino per chi non vi vive, perché ritrova in tutti gli aspetti dell’esistenza una purezza e tempi che ormai non torneranno più, insieme ad un sadico quanto poetico gusto per la decadenza, che sa di antico, ma che scrosta muri, rende tutto precario, avvolgendolo nel fatalismo.
Sofferenza, perché questa decadenza e questo non poter supportare le esigenze di sviluppo e di benessere che stanno facendo accelerare il corso del mondo, qui sono purtroppo lontane, sperate, talvolta irraggiungibili. In questo periodo c’è una fuga verso Cuba, per poter ancora chissà per quanto poter respirare quelle atmosfere di mezzo secolo indietro, che non sono ricostruzioni cinematografiche hollywoodiane fatte di auto storiche e locali mitizzati dal rhum, ma vita reale, dura. Per riempirsi gli occhi, con un pizzico di ipocrita commiserazione, oggi si viaggia verso Cuba alla ricerca di quel “fascino decadente” che è orizzonte quotidiano e carnale dell’Isola.

Quello che però lascia spiazzati da questo spazio di mondo, non sono certamente i film che ci si fa prima di partire, sognando bevute, complessini, sesso facile, palme caraibiche e scorci di  architetture coloratissime (ci sono tutti e coesistono), ma la semplice umanità che incontrata, ha voglia di raccontare, umilmente e fieramente, della propria storia personale, della speranza di un futuro migliore, di una condizione di vita migliore, dell’invidia e commozione per chi ce l’ha magari fatta scappando, ma rimanendo legato.
Di Cuba bisogna assaporare il popolo, l’aria, la luce unica dei cieli e degli occhi, la bellezza affascinante di una bella donna distesa (così potrebbe sembrare la forma dell’isola), che non sfiorisce mai perché carica di energia, di amore e di sublime fiera umiltà che con caparbia e ostinata decisione, da una parte risponde al mondo e dall’altra domanda al medesimo mondo, senza compromessi.
Questo progetto fotografico cerca di cogliere, con la stessa umiltà e decisione della gente cubana, volti, luoghi e atmosfere di un mondo a rischio di estinzione imminente, penalizzando tutti per quella potenziale perdita del ricordo vivo e presente di un’epoca bella e spensierata, tesa alla vita, che come sempre l’uomo riesce a svilire, trasformare, distruggere, insieme ai suoi protagonisti.

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