Azerbaijan

L’incontro tra culture turca, russa e persiana è qui mix armonico fatto di storie e convivenze dettate da secoli di fusioni, compromessi e tolleranze, anche religiose.
L’Azerbaijan galoppa fiero e ricco verso un futuro ignoto, ma carico di speranze, forte del proprio galleggiamento su immense (ma non si sa per quanto) riserve di gas e petrolio.
Gli investimenti immobiliari sono sostanziosi e frenetici come testimoniano i grandi palazzi vuoti in attesa di inquilini, che ricordano modelli pachidermici sovietici. A Baku tutto questo emerge lampante, come la grande pulizia, la cura urbana, lo spunto di architetti a creare una nuova città ideale. Al posto dei boschi, nella zona del Mar Caspio, tra Penisola di Absheron e Qobustan, trivelle e pozzi petroliferi sono ovunque: segno inequivocabile di un destino e di una speranza di ricchezza. I Bizantini venivano qui a raccogliere il greggio affiorante, il famoso “fuoco greco”, da utilizzare sulle proprie navi contro i nemici dei mari come miscela incendiaria. E intanto la terra brucia a Yanardagh e ribolle nei piccoli vulcani del Qobustan.
L’Azerbaijan ha muri ovunque, di tutte le misure, decorazioni, lunghezze, anche in luoghi sperduti o a delimitare il nulla. Al contrario non esistono muri nell’incontro di sguardi e nella generosità della gente, sempre disponibile e curiosa.
Grande e Piccolo Caucaso, a Ovest del paese, corrono paralleli e la grande pianura solcata dal fiume Kura, a tratti è rigogliosa e aridamente desertica, ed è proprio nella zona più calda e brulla, al limitare del grande lago, il Mar Caspio, ecco spalancarsi agli occhi del tempo un gioiello: i Petroglifi, preistoriche incisioni rupestri in uno scenario lunare.
Fermenti imprenditoriali e necessarie organizzazioni nel confronto con il mondo saranno obiettivi indispensabili per divenire a tutti gli effetti quel nuovo mondo a cui l’Azerbaijan aspira, malgrado rapporti difficili e complicati con i vicini di casa e gli occhi golosi del panorama internazionale, sempre assetato di ricchezze (degli altri).
Intanto si corre verso il cielo tra Zaha Hadid e torri fiammanti, custodendo cittadelle tradizionali e aprendo spazi diversi, grandi, nuovi e luminosi, come l’orizzonte a cui si aspira con energia, poco rinnovabile.

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